27

María Belén Baptista

soprano uruguaiana

La parola alunno deriva dal verbo latino alere, che significa nutrire, sostenere e far crescere. Ogni studente che aspira a diventare un Artista, ambisce a incontrare una guida che lo accompagni nel suo percorso, che lo nutra e lo aiuti a sviluppare tutto il suo potenziale.

Luca D’Annunzio possiede un insieme di qualità straordinarie e rare nel panorama attuale dell’insegnamento del canto, che giustificano pienamente il suo titolo di Maestro. In primo luogo, per la sua insuperabile conoscenza dei meccanismi dell’educazione vocale, che gli consente di orientare i cantanti verso un cammino di rigorosa attenzione, crescita e perfezionamento della tecnica vocale.

Fin dalla prima lezione, si è aperto davanti a me un mondo di aspetti che non erano mai stati così chiari e concreti. Mi sono trovata di fronte a un Maestro capace di fare musica in modo ammirevole e che attribuiva un’importanza fondamentale a argomenti che molti trascurano: l’educazione nell’arte drammatica, nella drammaturgia, nell’igiene vocale e, ancor più sorprendentemente per me, nella storia del canto, nell’evoluzione e nei fondamenti della scuola che ha dato origine a tanti grandi artisti.

Due concetti distinti, ma complementari, sono diventati pilastri fondamentali della mia formazione a partire da quel momento: da un lato, i riferimenti estetici emersi nel XIX secolo e nelle prime decadi del XX secolo, dall’altro, il massimo rispetto per l’ordine degli studi, e quindi per ogni singolo processo vocale, unico e personale.

 

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María Belén Baptista

soprano uruguaiana

La parola alunno deriva dal verbo latino alere, che significa nutrire, sostenere e far crescere. Ogni studente che aspira a diventare un Artista, ambisce a incontrare una guida che lo accompagni nel suo percorso, che lo nutra e lo aiuti a sviluppare tutto il suo potenziale.

Luca D’Annunzio possiede un insieme di qualità straordinarie e rare nel panorama attuale dell’insegnamento del canto, che giustificano pienamente il suo titolo di Maestro. In primo luogo, per la sua insuperabile conoscenza dei meccanismi dell’educazione vocale, che gli consente di orientare i cantanti verso un cammino di rigorosa attenzione, crescita e perfezionamento della tecnica vocale.

Fin dalla prima lezione, si è aperto davanti a me un mondo di aspetti che non erano mai stati così chiari e concreti. Mi sono trovata di fronte a un Maestro capace di fare musica in modo ammirevole e che attribuiva un’importanza fondamentale a argomenti che molti trascurano: l’educazione nell’arte drammatica, nella drammaturgia, nell’igiene vocale e, ancor più sorprendentemente per me, nella storia del canto, nell’evoluzione e nei fondamenti della scuola che ha dato origine a tanti grandi artisti.

Due concetti distinti, ma complementari, sono diventati pilastri fondamentali della mia formazione a partire da quel momento: da un lato, i riferimenti estetici emersi nel XIX secolo e nelle prime decadi del XX secolo, dall’altro, il massimo rispetto per l’ordine degli studi, e quindi per ogni singolo processo vocale, unico e personale.

Due concetti distinti, ma complementari, sono diventati pilastri fondamentali della mia formazione a partire da quel momento: da un lato, i riferimenti estetici emersi nel XIX secolo e nelle prime decadi del XX secolo, dall’altro, il massimo rispetto per l’ordine degli studi, e quindi per ogni singolo processo vocale, unico e personale.

Per la prima volta, dopo anni di studi incerti, la tecnica vocale non dipendeva più dalla ricerca di “sensazioni” né tantomeno da “immagini” o altre illusioni confondenti. La guida è diventato il mio stesso suono, di cui apprendo progressivamente le caratteristiche per riconoscerlo, mentre il Maestro D’Annunzio lo padroneggia pienamente. Educando in modo profondo e consapevole i miei muscoli e la mia sensibilità, mi sento fiduciosa e sicura. Non inseguo più qualcosa di vago e altamente soggettivo, ma comprendo la manifestazione dei meccanismi invisibili della voce, e in tutti i miei colleghi osservo il consolidarsi graduale di un suono unico. È da questa cristallizzazione del suono personale che nasce non solo la costruzione della propria personalità vocale – una voce che si distingue tra le altre – ma anche la base su cui si fonda la propria identità artistica.

In questo cammino, immersa nella realtà del suono vocale pieno, mi sento profondamente grata di ricevere dal Maestro gli strumenti che mi permettono di avvicinarmi alla comprensione delle testimonianze del passato, scritte e, soprattutto in musica.

Lo stato attuale di iperspecializzazione e il crescente allontanamento dalle fonti, che danneggiano con particolare crudeltà l’arte del canto, rendono doppiamente preziosa la sua ricerca teorica: una ricerca che include la revisione e la traduzione di trattati e metodi di canto pubblicati nei cinque secoli della nostra storia, e che si accompagna al suo inesauribile desiderio di conoscenza, un desiderio che ci guida, insieme a lui, su un cammino senza fine.

Arrivai dal Maestro D’Annunzio con l’intenzione di formarmi come cantante. Ma accanto a lui, ho intrapreso un cammino che mi ha portato a una profonda conoscenza di me stessa. Ho compreso che l’arte del canto richiede dall’artista una dedizione totale, che coinvolge tutta la sua vita. La paziente costruzione del nostro strumento, possibile solo attraverso la cura e il rispetto per una molteplicità di aspetti, la maggior parte dei quali estremamente sottili, ci forma come persone nell’arte e ci consente di diventare, insieme alla natura, padroni della nostra voce.

In me è maturata la convinzione che sia possibile restituire alla voce il posto di centralità che ha avuto nella creazione di tante opere magistrali; sostengo questa convinzione con le inconfutabili prove del nostro suono, che non sono altro che il ponte tra i frutti immarcescibili del passato e le possibilità vive del presente.

Due concetti distinti, ma complementari, sono diventati pilastri fondamentali della mia formazione a partire da quel momento: da un lato, i riferimenti estetici emersi nel XIX secolo e nelle prime decadi del XX secolo, dall’altro, il massimo rispetto per l’ordine degli studi, e quindi per ogni singolo processo vocale, unico e personale.

Per la prima volta, dopo anni di studi incerti, la tecnica vocale non dipendeva più dalla ricerca di “sensazioni” né tantomeno da “immagini” o altre illusioni confondenti. La guida è diventato il mio stesso suono, di cui apprendo progressivamente le caratteristiche per riconoscerlo, mentre il Maestro D’Annunzio lo padroneggia pienamente. Educando in modo profondo e consapevole i miei muscoli e la mia sensibilità, mi sento fiduciosa e sicura. Non inseguo più qualcosa di vago e altamente soggettivo, ma comprendo la manifestazione dei meccanismi invisibili della voce, e in tutti i miei colleghi osservo il consolidarsi graduale di un suono unico. È da questa cristallizzazione del suono personale che nasce non solo la costruzione della propria personalità vocale – una voce che si distingue tra le altre – ma anche la base su cui si fonda la propria identità artistica.

In questo cammino, immersa nella realtà del suono vocale pieno, mi sento profondamente grata di ricevere dal Maestro gli strumenti che mi permettono di avvicinarmi alla comprensione delle testimonianze del passato, scritte e, soprattutto in musica.

Lo stato attuale di iperspecializzazione e il crescente allontanamento dalle fonti, che danneggiano con particolare crudeltà l’arte del canto, rendono doppiamente preziosa la sua ricerca teorica: una ricerca che include la revisione e la traduzione di trattati e metodi di canto pubblicati nei cinque secoli della nostra storia, e che si accompagna al suo inesauribile desiderio di conoscenza, un desiderio che ci guida, insieme a lui, su un cammino senza fine.

Arrivai dal Maestro D’Annunzio con l’intenzione di formarmi come cantante. Ma accanto a lui, ho intrapreso un cammino che mi ha portato a una profonda conoscenza di me stessa. Ho compreso che l’arte del canto richiede dall’artista una dedizione totale, che coinvolge tutta la sua vita. La paziente costruzione del nostro strumento, possibile solo attraverso la cura e il rispetto per una molteplicità di aspetti, la maggior parte dei quali estremamente sottili, ci forma come persone nell’arte e ci consente di diventare, insieme alla natura, padroni della nostra voce.

In me è maturata la convinzione che sia possibile restituire alla voce il posto di centralità che ha avuto nella creazione di tante opere magistrali; sostengo questa convinzione con le inconfutabili prove del nostro suono, che non sono altro che il ponte tra i frutti immarcescibili del passato e le possibilità vive del presente.

Dialoghi D’arte

Intervista in italiano

Intervista in inglese

Intervista in spagnolo

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