ASTOR PIAZZOLLA

I segreti del tango

Il tango, identificato a livello mondiale con la cultura argentina, è una danza strettamente urbana radicata nelle città del Río de la Plata, principalmente a Buenos Aires. Il primo allievo del giovane Ginastera era un fisarmonicista nato nel 1921, che aveva passato buona parte della sua infanzia a New York e faceva parte dell’orchestra del famoso Aníbal Troilo, colui che avrebbe modificato il corso della cultura argentina e della storia del tango con la sua congiunzione fra la musica popolare e accademica. Il suo nome era Astor Piazzolla e così descrisse i suoi inizi creativi:

“Suonare con Troilo poteva essere per molti la mecca dorata, anche io l’ho vissuto come un sogno. Però a 20 anni, volevo fare cose nuove, vedere cosa vi fosse al margine del tango. Infatti composi un brano per piano e chiesi un’opinione a Arthur Rubinstein. Chi pensa che questa sia stata una pazzia, è probabile che abbia ragione, però io non mi sono mai fermato davanti a nulla, meno che mai a quell’età. Scoprii che il maestro si trovava nella residenza degli Alzaga Unzúe nella via Arroyo al numero 800 e lì mi diressi. Suonai il campanello e mi aprì proprio Rubinstein in persona, con un tovagliolo nella mano macchiato di sugo; era quasi mezzogiorno. Chiesi scusa per aver interrotto il pranzo e domandai sì era possibile passare più tardi. Mi disse che aveva già terminato, mi chiese chi fossi e mi invitò ad entrare; si mostrò una persona amabile. Gli spiegai perché mi trovavo lì, gli parlai del mio concerto e dopo cinque minuti iniziò a suonarlo al piano, uno Steinway superbo. Terminò e lì arrivò la prima brutta figura. Mi domandò dove si trovasse la parte orchestrale: “perché mi ha detto che era un concerto, mentre qui vedo solo una sonata.” Gli confessai che questo era il tutto, e controbattendo mi disse: “Le piace la musica?”. “Molto, maestro”, gli risposi.“ Quindi, perché non studia?”. Prese il telefono e chiamò Juan José Castro, gli disse che vi era un giovane in condizioni interessanti, mi fece l’occhiolino, e gli chiese se mi poteva prendere come suo alunno. Dopo di che Rubinstein annotò un indirizzo e un telefono. Quando terminò la chiamata mi disse che Castro in quel momento non aveva tempo e che mi avrebbe raccomandato ad un altro maestro, Alberto Ginastera. […] non ci saremmo mai più rivisti e quel numero di telefono di Ginastera cambiò il corso della mia vita.”

Ginastera costruì i pilastri della sua educazione compositiva e lo formò sulla “teoria, armonia, contrappunto, fuga, composizione, orchestrazione; in tutto.” Piazzolla dichiarò: “fu il maestro che mi trasmise la grande base, appresi l’orchestrazione che è uno dei miei punti forti e tutto quello che anni dopo avrei perfezionato con Nadia Boulanger a Parigi. I quasi cinque anni che stetti con Alberto non li ricordo solo per la tecnica che mi insegnò, ma anche per il suo lato umano che si trovava nei suoi messaggi. Alberto diceva che il musicista non può rimanere solo con i suoi spartiti, ma deve sapere anche di pittura, teatro, letteratura, di tutto. Per me fu un incontro fondamentale poiché con i miei compagni dell’orchestra di Troilo si poteva parlare solo di calcio, gioco d’azzardo e corse di cavalli […], per me fu il compositore argentino più importante. Tutto quello che fece ebbe una rilevanza a livello mondiale.”

Attraverso questa tappa formativa, Piazzolla compose varie opere accademiche, studiò piano con Raúl Spivak, direzione orchestrale con Hermann Scherchen e prese lezioni a Parigi dalla celebre Nadia Boulanger. Proprio a Parigi il contatto con la scena moderna del jazz e la sua esperienza con la maestra, furono determinanti ai fini di redigere il suo cammino verso il rinnovamento musicale del tango. Nelle scuole nazionali del XX secolo, attraverso i suoi ammirati Bartok, Villa Lobos, Stravinsky e Gershwin, trovò il ponte per unire la sua formazione accademica con la sua esperienza popolare.

L’opera di Astor Piazzolla è il prodotto di una sintesi non poco conflittuale, fra i suoi saperi come compositore accademico, le sue conoscenze e l’attitudine innovatrice nel tango come genere popolare contemporaneo. Credo che non si possa affermare che Piazzolla sia stato soprattutto un compositore popolare e solo sussidiariamente un compositore accademico. Al contrario, credo che fu un compositore la cui opera si comprende solo se si considera la sua doppia attività, come compositore popolare e come compositore accademico. Credo che Piazzola fosse cronologicamente prima un compositore accademico e solo dopo un compositore di tango. In questa configurazione dell’estetica di Piazzolla, l’influenza e gli insegnamenti di Ginastera sono stati fondamentali. Piazzolla in persona afferma:

“Ho avuto due grandi maestri: Nadia Boulanger e Alberto Ginastera. Il terzo lo incontrai in una fredda stanza di una pensione, nei cabaret degli anni 40, nei caffè con palchi e orchestre, nella gente di ieri e di oggi, nel suono delle strade. Si chiama Buenos Aires; mi insegnò i segreti del tango.”

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